per capirci

GIACOMO 1, 2-4

Fratelli, considerate come motivo di gaudio perfetto le diverse prove alle quali voi potete essere esposti, sapendo che la fede messa
alla prova produce la pazienza. E' necessario però che la pazienza compia perfettamente l'opera sua, affinché voi siate pure perfetti ed
integri, senza mancare in niente.(Giacomo 1; 2-4)

Emmanuel

domenica 31 marzo 2013

La Pasqua

uova

Il Natale e la Pasqua, indubbiamente le feste più sentite nel nostro Paese, caratterizzano un periodo più o meno breve, nel quale la gente ricorda che Gesù è nato (il Natale) e che poi è morto ed è risorto (la Pasqua). Queste feste religiose non portano l'uomo a sperimentare quella che Gesù chiama "nuova nascita" e, purtroppo, pochissimi si fermano a riflettere sul perché si crede in certe cose, perché si seguono determinati costumi o da dove vengono determinate tradizioni! Siamo nati in un mondo pieno di tradizioni, usanze e consuetudini e siamo cresciuti accettandole senza riflettere o discutere. Questo perché per natura l'uomo tende a seguire la massa, sia nelle cose giuste che in quelle sbagliate.
L'assenza della celebrazione della festa liturgica della Pasqua è una peculiarità dei cristiani per alcune ragioni bibliche, storiche e culturali che ci accingiamo ad analizzare


RAGIONI BIBLICHE

agnello

 "La Pasqua,  la festa massima dei Giudei, fu ordinata da Dio, in origine, a commemorare il passaggio dell'angelo che uccise i primogeniti d'Egitto passando oltre alle famiglie d'Israele che rimasero immuni, ed altresì la partenza del popolo dalla terra di servitù".
 
Nel Nuovo Testamento l'apostolo Paolo, ispirato dallo Spirito Santo, scrive: "La nostra Pasqua, cioè Cristo é stata immolata"
, collegando così l'agnello pasquale, offerto per la redenzione d'Israele, a Gesù "l'agnello di Dio che toglie il peccato dal mondo".
I versi biblici collegati alla Pasqua nel Nuovo Testamento, tranne quello di I Corinzi 5:7, sono sempre riferiti alla "festività giudaica": ciò è comprensibile in quanto esistevano comunità giudaico-cristiane, le quali, nel primo periodo dell'era apostolica continuavano ancora ad essere ossequienti delle tradizioni ebraiche. A prova di questa realtà basti ricordare che fu necessario indire a Gerusalemme un Concilio dei rappresentanti delle chiese, circa tredici anni dopo il giorno della Pentecoste, per stabilire una regola per i cristiani non Ebrei (Atti 15
:28,29). Dal Nuovo Testamento non risulta però che i cristiani dell'era apostolica celebravano una festa specifica per ricordare la risurrezione di Gesù. 
 
RAGIONI STORICHE

Nicea

Alla luce della storia del Cristianesimo appare evidente che con l'affievolirsi dello spirito missionario ed evangelistico, alcune tendenze paganeggianti concorsero alla formazione di rituali, i quali, sviluppandosi nel tempo, si codificarono poi, in sistema liturgico. Infatti, soltanto nel concilio di Nicea (325 d.C.) si riuscì a concordare che la Pasqua fosse celebrata la domenica successiva al primo plenilunio, che avviene dopo l'equinozio di primavera, per questo la data oscilla tra il 22 marzo e il 25 aprile. Prima di allora in Oriente esistevano date controverse tra chi celebrava la Pasqua, come gli Ebrei il quattordicesimo giorno di Nisan e chi la celebrava la domenica successiva al quattordicesimo giorno di Nisan; mentre in occidente la solennità era ricordata nella domenica successiva al plenilunio di primavera. 
 
RAGIONI CULTURALI

tradizioni

Molti riti pasquali sono estranei al ricordo della vera Pasqua. È stato dimostrato, ad esempio, che alcune delle tradizioni popolari della Quaresima e della Pasqua risalgono ad antichi riti propiziatori primaverili che avevano il fine di spaventare i demoni dell'inverno per farli fuggire. Col tempo la gioia per il sorgere del sole e per il risveglio della natura primaverile è stata accostata alla gioia relativa alla resurrezione di Cristo, "sole di giustizia". La primavera era sacra per gli adoratori che abitavano in Fenicia. La loro dea della fertilità, Astarte o Ishtar (Afrodite per i Greci), aveva come simboli l'uovo e la lepre. Da qui l'usanza di considerare le uova, immagine di fertilità e di vita. I Persiani, ad esempio, regalavano le uova durante l'equinozio di primavera; gli Egiziani, i Greci e i Romani le coloravano e le mangiavano nelle festività del periodo primaverile. Persino studiosi cattolici lo confermano: "Un gran numero di usanze pagane per celebrare il ritorno della primavera gravitano sulla Pasqua. L'uovo è il simbolo della vita che germina all'inizio della primavera…Il coniglio è un simbolo pagano ed è sempre stato simbolo di fertilità".
Un'autorevole enciclopedia afferma che: "Non c'è nessuna indicazione nel Nuovo Testamento o negli scritti dei Padri apostolici che fosse osservata la festa di Pasqua. La santità di tempi speciali fu un'idea assente nella mente dei primi cristiani"


LA PASQUA EBRAICA E LA CENA DEL SIGNORE

pesach

 Il termine italiano "Pasqua" è una traslitterazione dell'antica parola ebraica "pèsach" che significa letteralmente "saltare oltre" in ricordo della notte in cui Dio "saltò oltre" ovvero oltrepassò le case degli Israeliti in Egitto contrassegnate dal sangue dell'agnello sacrificato, risparmiandone i figli maschi.
Secondo Levitico 23
:5 la Pasqua ebraica corrispondeva al giorno in cui aveva inizio l'anno liturgico: "Il primo mese, il quattordicesimo giorno del mese, sull'imbrunire, sarà la Pasqua del Signore". L'anno solare seguiva invece il suo corso ordinario. Con l'istituzione dell'anno liturgico, il Signore insegnò al Suo popolo che doveva cominciare un'era nuova con Lui. La precedente storia d'Israele ormai non contava più. La redenzione del popolo doveva costituire il primo passo di una nuova vita. Il tempo delle fornaci di mattoni e dell'argilla era tramontato. La festa doveva essere celebrata in maniera fedele ai dettami divini: "Sarà la Pasqua in onore del Signore". Bisognava riprodurre nel modo più fedele possibile quello che era storicamente avvenuto durante l'uscita dall'Egitto (Esodo 12:1ss.).

tradizioni ebraiche

Si doveva uccidere l'agnello, spruzzare col sangue gli stipiti delle porte e consumare il pasto con un atteggiamento da pellegrini. Si rammemorava così la prodigiosa liberazione della notte dell'esodo egiziano. "La Pasqua doveva celebrarsi la sera del 14 giorno del primo mese (Nisan) ed il giorno 15 cominciava la festa di sette giorni dei pani azzimi. Il termine Pasqua non può applicarsi propriamente che al pasto in cui si mangiava l'agnello; seguiva poi la settimana dei pani azzimi, che terminava il 21. Quest'ordine è riconosciuto in Giosuè 5:10,11. Ma nella storia sacra la parola Pasqua si applica talvolta all'intero periodo (Luca 2:41; Giovanni 2:13, 23; Giovanni 6:4; Giovanni 11:55). Riguardo all'ora della celebrazione della Pasqua, essa è espressamente fissata "fra i due vespri" (Esodo 12:6; Levitico 23:5; Numeri 9:3, 5), o, come è detto altrove, "in sulla sera, come il sole tramonterà" (Deuteronomio 16:6). Questa ora corrisponderebbe al principio del giorno 15 di Nisan, cioè al momento in cui il 14 termina e il 15 principia".
In epoca tardiva, l'atteggiamento di pellegrino non fu più conservato. Gli agnelli erano uccisi di pomeriggio nel cortile del tempio, il sangue raccolto dai sacerdoti in vasi era versato vicino all'altare e il grasso bruciato sull'altare stesso. Assieme all'agnello veniva consumato anche del pane azzimo e delle erbe amare (Deuteronomio16:1-8). Nel suo significato tipologico l'agnello pasquale offerto dagli Ebrei fu applicato a Gesù anche dall'apostolo Paolo: "La nostra Pasqua cioè Cristo è stata immolata". Niente lascia intendere che bisogna celebrare la Pasqua o che lo facesse anche la chiesa dell'era apostolica. In realtà il giorno della resurrezione fu "nella notte del sabato quando già albeggiava, il primo giorno della settimana" (Matteo 28:1). La Cena perciò era celebrata in tale giorno. A Troas i credenti, nel primo giorno della settimana erano radunati per rompere il pane (Atti 20:9), non per celebrare la Pasqua. Gesù aveva, infatti, detto ai Suoi di ricordare in questo modo la Sua morte e la Sua resurrezione. Si discute se il pasto nel quale Gesù istituì la Cena del Signore fu proprio quello pasquale. Gli evangelisti Matteo e Marco lo affermano nei seguenti versi: Matteo 26:18ss., Marco 14:12ss. Certamente l'ultima Cena fu piena di risonanza e significati della Pasqua ebraica. Ma le analogie tra la Pasqua ebraica e la celebrazione della Cena come fu istituita dal Signore non vanno ricercate nel rituale, piuttosto nei loro tre elementi comuni: il concetto dl liberazione, il valore del sacrificio e il carattere di memoriale. 
 
IL CONCETTO DI LIBERAZIONE 

Santa Cena
Quando Dio stabilì la celebrazione della Pasqua disse: "Quando io vedrò il sangue passerò oltre, e non vi sarà piaga su voi per distruggervi quando percuoterò il paese d'Egitto". Nella Cena: "Gesù prese del pane e, dopo aver detto la benedizione, lo ruppe e lo diede ai suoi discepoli dicendo: "Prendete, mangiate, questo è il mio corpo". Poi, preso un calice e rese grazie, lo diede loro, dicendo: "Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue, il sangue del patto, il quale è sparso per molti per il perdono dei peccati". Dio ha stabilito e scelto di preservare la speciale relazione tra Sé e il Suo popolo con il Patto, con la Sua parola di promessa e con il sangue sparso. Il Nuovo Patto annulla l'Antico, perché il Nuovo Testamento completa la Parola di Dio agli uomini. La liberazione del Cristo è completa. Le istituzioni dell'Antico Patto non avevano la forza di liberare veramente gli uomini dal peccato e quindi di consentire loro l'accesso alla presenza di Dio. Il Nuovo Patto è perciò fondato su migliori promesse. 
 
IL VALORE DEL SACRIFICIO

Nella Pasqua ebraica: "Il vostro agnello sia senza difetto, maschio, dell'anno…Lo serberete fino al quattordicesimo giorno di questo mese, e tutta la comunità d'Israele, riunita, lo sacrificherà al tramonto". Nella Cena del Signore: "Gesù prese del pane e, dopo aver detto la benedizione, lo ruppe e lo diede ai suoi discepoli dicendo: "Prendete, mangiate, questo è il mio corpo". Poi, preso un calice e rese grazie, lo diede loro, dicendo: "Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue, il sangue del patto, il quale è sparso per molti per il perdono dei peccati". L'epistola agli Ebrei spiega che Cristo fu allo stesso tempo sacrificio e sacrificatore, offerta ed offerente. Gli antichi sacrifici, perciò, non  dovevano essere ripetuti perché erano solo l'ombra (Ebrei 10:1-4) di quello perfetto e completo di Cristo (Ebrei 9:11-14), l'unico con valore espiatorio (Ebrei 9:12-14), perciò irripetibile. 

IL CARATTERE DI MEMORIALE

 Nella Pasqua ebraica: "Quel giorno sarà per voi un giorno di commemorazione". Nella Cena del Signore: "...fate questo in memoria di me".
Al tempo di Gesù, il pasto pasquale aveva una liturgia diversa (Luca 22
:17-20). "La festa cominciava con una benedizione e la preghiera, con il mandare attorno alla mensa un calice di vino mescolato con acqua, e un piatto d'erba e salsa dopo che il padre della famiglia l'aveva benedetto. A ciò faceva seguito la recitazione della storia dell'istituzione divina della Pasqua, il canto del Salmo 113 e la benedizione del secondo calice. L'agnello, arrostito intero, e le altre pietanze erano imbanditi e mangiati, dopo che il calice era stato mandato attorno unadell'erbe amare e dei pani azzimi, e si aveva gran cura che nessun osso fosse rotto. Quel che restava della carne era subito bruciato. Dopo il pasto veniva un terzo calice. Infine, erano cantati i Salmi dal 114 al 118 e si passava il quarto calice e forse un quinto calice".
Gesù usò probabilmente il primo o il secondo
dei quatto calici di vino, quando affermò che era l'ultima volta che ne beveva, prima della venuta del Suo regno. Seguì il ringraziamento per il pane e la spiegazione del suo nuovo significato. Ordinò quindi di ripetere quella celebrazione in Sua memoria. Prese il terzo calice e spiegò che rappresentava il Suo sangue con cui stava stabilendo il Nuovo Patto. 

CONCLUSIONE

Da quanto detto, si deduce che  la celebrazione della Pasqua ha poco a che fare con il ricordo della morte e resurrezione di Gesù. Spesso la cristianità, quella che ha solo il nome, ma non la sostanza del cristianesimo, unisce usi pagani con insegnamenti cristiani. Non è valido qui il principio di usare il sacro per santificare quello che non lo è (Aggeo 2:12). La Pasqua non è una festività cristiana, né una ricorrenza o una liturgia, anzi, alla luce del Nuovo Testamento la Pasqua è la Persona stessa di Cristo Gesù (I Corinzi 5:7,8). Ogni giorno è continuamente Pasqua avendo realizzato Gesù nei nostri cuori e seguendo i Suoi insegnamenti. Egli è l'Agnello di Dio, immolato una volta, ma ora vivente e vittorioso per sempre, per cui, per mezzo dello Spirito Santo, possiamo dire: "A Colui che siede sul trono e all'Agnello siano la benedizione e l'onore e la gloria e l'imperio, nei secoli dei secoli".


 

" Purificatevi dal vecchio lievito, affinché siate una nuova pasta, come già siete senza lievito. Poiché anche la nostra pasqua, cioè Cristo, è stata immolata. Celebriamo dunque la festa, non con vecchio lievito, né con lievito di malizia e di malvagità, ma con gli azzimi della sincerità e della verità. "
(1 Corinzi 5:7,8)

 http://consapevolinellaparola.blogspot.it/2011/04/la-pasqua-o-pesach.html

Custodire il cuore nelle avversità

Custodire il Cuore nelle Avversità

cuore
“Custodisci il tuo cuore più d’ogni altra cosa, poiché da esso procedono le sorgenti della vita.” – Pro. 4:23


Il momento nella vita di un Cristiano che richiede una diligenza più che comune nel custodire il cuore, è il tempo dell'avversità. Quando la Provvidenza ti disapprova, e abbatte i tuoi conforti esteriori, allora guarda al tuo cuore; custodiscilo con ogni diligenza dal crucciarsi contro Dio, o dal venir meno sotto la sua mano; perché le sventure, sebbene santificate, sono comunque sventure. Giona era un uomo buono, eppure quanto miserabile fu il suo cuore nell’afflizione! Giobbe era lo specchio della pazienza, eppure come fu turbato il suo cuore dalla sventura! Scoprirai com’è difficile mantenere uno spirito composto sotto le grandi afflizioni. Oh quante ansie e tumulti queste causano anche nei cuori migliori. Lasciate che vi mostri, quindi, come un Cristiano sotto grandi afflizioni possa custodire il cuore dal crucciarsi o sconfortarsi, sotto la mano di Dio.

Offrirò qui diversi contributi per custodire il cuore in questa condizione.

1. Con queste spiacevoli provvidenze Dio sta fedelmente portando avanti il grande disegno dell’amore elettivo per le anime del suo popolo, e ordina tutte queste afflizioni come strumenti santificati per quel fine. Le afflizioni non sopraggiungono per caso, ma secondo un proposito. Con questo proposito di Dio esse sono ordinate come strumenti di abbondante bene spirituale per i santi. “In questo modo adunque sarà purgata l’iniquità di Giacobbe…”; “per util nostro…”; “tutte le cose cooperano al bene...” Sono gli operai di Dio al lavoro nel nostro cuore, per abbatterne l’orgoglio e la sicurezza carnale; e in questo modo, la loro natura viene mutata: divengono benedizioni e benefici. “È stato buono per me, che io sono stato afflitto”, dice Davide. Certamente quindi non hai motivo di discutere con Dio, ma piuttosto di stupirti che Egli debba preoccuparsi così tanto del tuo bene da usare ogni strumento per realizzarlo. Paolo benediceva Dio se in qualsiasi modo avesse potuto raggiungere la risurrezione dei morti. “Fratelli miei”, dice Giacomo, “reputate compiuta allegrezza quando sarete caduti in diverse tentazioni”. Mio Padre ha un proposito d’amore per la mia anima, e io invece sono adirato con Lui? Tutto ciò che fa, è in relazione con, e per realizzare, un qualche eterno, glorioso fine per la mia anima. È la mia ignoranza del disegno di Dio che mi fa disputare con Lui”. Egli dice a te in questo caso, come disse a Pietro, “Tu non sai ora quel ch’io fo, ma lo saprai appresso”.

2. Sebbene Iddio si sia riservato la libertà di affliggere il suo popolo, tuttavia egli ha vincolato le proprie mani alla promessa di non ritrarre mai la sua amorevole benevolenza da essi. Come posso contemplare questa scrittura con uno spirito rammaricato, malcontento: “Io gli sarò per padre, ed egli mi sarà per figliuolo; e, se pur commette iniquità, io lo castigherò con verga d’uomo, e con battiture di figliuoli d’uomini. Ma la mia benignità non si dipartirà da lui”. Oh cuore mio, superbo cuore mio! Puoi veramente essere scontento, quando Dio ti ha dato tutto l’albero su cui crescono i grappoli del conforto, solo perché Egli permette che un po’ di vento faccia cadere qualche foglia? I cristiani hanno due tipi di beni, i beni del trono e i beni dello sgabello, immobili e mobili. Se Dio ha assicurato i primi, il mio cuore non sia turbato dalla perdita dei secondi. Se Egli avesse ritratto il suo amore o sciolto la mia anima dal patto, allora veramente avrei ragione di essere abbattuto; ma non ha fatto questo, né può farlo.

3. Per impedire che il cuore affondi sotto le afflizioni, è di grande efficacia richiamare alla mente che tuo Padre ne ha il controllo. Nessuna creatura muove la mano o la lingua contro di te se non con il suo permesso. Supponi che il calice sia amaro, tuttavia è il calice che tuo Padre ti ha dato; puoi forse sospettare che vi sia del veleno? Sciocco uomo, pensa se riguardasse il tuo cuore: daresti a tuo figlio qualcosa che possa nuocergli? No! Faresti del male a te stesso quanto a lui. “Se voi dunque, essendo malvagi, sapete dar buoni doni ai vostri figliuoli,” quanto più Dio! La considerazione stessa della sua natura come un Dio d’amore, di pietà e di tenere grazie, o della sua relazione con te come padre, marito, amico, può ben produrre abbastanza sicurezza, anche se non ti avesse detto una sola parola per quietarti in questo caso; eppure hai anche quella parola, per mezzo del profeta Geremia: “non vi farò male alcuno”. Riposi troppo vicino al suo cuore perché Egli possa nuocerti; nulla lo contrista di più dei tuoi infondati e indegni sospetti sui suoi piani. Non rattristerebbe un medico coscienzioso e di buon cuore se, avendo studiato il caso di un paziente e avendo preparato le medicine più eccellenti per salvargli la vita, lo udisse gridare, “Oh mi ha rovinato! Mi ha avvelenato!” a causa dei dolori dell’operazione? Oh quando ti fiderai?

4. Dio ha riguardo di te sia nella condizione bassa che in quella alta; e quindi non c’è motivo di essere tanto afflitto di trovarti in basso; anzi, Egli manifesta maggiormente il suo amore, la sua grazie e il suo affetto tanto nel momento dell’afflizione quanto in quello della prosperità. Come Dio non ti scelse in principio perché ti trovavi in alto, così non ti abbandonerà ora perché ti trovi in basso. Gli uomini possono guardarti con imbarazzo, e mutare i loro riguardi col mutare della tua condizione; quando la Provvidenza ha abbattuto il tuo stato, i tuoi amici estivi possono diventare strani, temendo che tu possa causare loro problemi; ma Dio farà così? No, no: “Io non ti lascerò, e non ti abbandonerò” dice. Se le avversità e la povertà potessero impedirti l’accesso a Dio, sarebbe davvero una condizione deplorevole: ma, lungi da ciò, tu puoi andare da lui nella massima libertà. “Il mio Dio mi ascolterà”, dice la chiesa. Il povero Davide, quando era privato di tutti i conforti terreni, poteva trovare incoraggiamento nel Signore suo Dio; e perché tu non puoi farlo? Immaginate che vostro marito o vostro figlio abbia perso tutto in mare, e venga da voi in miseria; potreste negare la relazione, o rifiutarvi di consolarlo? Se tu non puoi, tanto meno potrà Dio. Perché quindi sei così turbato? Anche se la tua condizione fosse mutata, l’amore di tuo Padre non è mutato.

5. Che dire se mediante la perdita dei conforti esteriori Dio preservasse la tua anima dal potere deleterio della tentazione? Allora sicuramente avresti scarsi motivi per sprofondare il tuo cuore con tali tristi pensieri. I piaceri terreni non fanno forse sviare e piegare gli uomini nel momento della prova? Per l’amore di queste cose molti hanno abbandonato Dio in quei momenti. Il giovane ricco “se ne andò contristato; perché egli avea molte ricchezze”. Se questo è il progetto di Dio, quanto è ingrato mormorare contro di Lui per questo! Noi vediamo che i marinai in una tempesta possono gettare fuori bordo i beni di maggior valore per salvare le loro vite. Sappiamo che è usuale per i soldati in una città assediata distruggere gli edifici più belli entro le cui mura i nemici potrebbero trovare rifugio, e nessuno dubita che questo sia fatto saggiamente. Coloro che hanno arti compromessi li stendono volontariamente perché siano amputati, e non solo ringraziano, ma pagano il chirurgo. Si deve dunque mormorare contro Dio perché getta via le cose che ci farebbero affondare in una tempesta? Perché abbatte ciò che potrebbe aiutare il tuo nemico nell’assedio della tentazione? Perché taglia via ciò che metterebbe a repentaglio la tua vita eterna? Oh sconsiderato, ingrato uomo! Non sono queste cose, per le quali ti dogli, le stesse cose che hanno rovinato migliaia di anime?

6. Sarebbe di grande sostegno per il tuo cuore nell’avversità, considerare che Dio con tali umilianti provvidenze forse realizza ciò per cui hai lungamente pregato e atteso. E dovresti esserne turbato? Dimmi, Cristiano, non hai posto innanzi a Dio molte preghiere di questo tipo: che voglia preservarti dal peccato; mostrarti la vacuità della creatura; che voglia mortificare e uccidere le tue concupiscenze; che il tuo cuore non possa trovare altro godimento che in Cristo? Con questi colpi umilianti e depauperanti Dio potrebbe realizzare i tuoi desideri. Vuoi essere preservato dal peccato? Ecco, Egli ha sbarrato la tua via con le spine. Vuoi vedere la vanità della creatura? La tua afflizione è una buona lente per scoprirla, perché la vanità della creatura non si scopre mai così efficacemente e consapevolmente se non per la nostra esperienza. Vuoi che le tue corruzioni siano mortificate? Questa è la maniera: rimuovere il sostentamento e il combustibile che le mantengono; perché come la prosperità le generò e le nutrì, così l’avversità, quando è santificata, è uno strumento per sopprimerle. Non vorresti che il tuo cuore si rifugiasse solo nel seno di Dio? Quale metodo migliore potrebbe usare la Provvidenza per realizzare i tuoi desideri che trarre da sotto la tua testa quel soffice cuscino di piaceri terreni su cui riposavi in passato? Eppure ti crucci per questo: figlio impertinente, come metti alla prova la pazienza di tuo Padre! Se Egli tarda a rispondere alle tue preghiere, sei pronto a dire che non si cura di te; se fa ciò che veramente risponde al loro fine, sebbene non nella maniera che ti aspetti, mormori contro di lui; come se, invece di rispondere, Egli stesse sbarrando tutte le tue speranze e propositi. Non è una cosa insensata? Non è abbastanza che Dio abbia mostrato tanta grazia da fare ciò che desideravi: devi essere così impudente da aspettarti che Lui lo faccia nel modo che tu prescrivi?

7. Può confortare il tuo cuore, considerare che in queste difficoltà Dio sta realizzando quell’opera di cui la tua anima si rallegrerebbe, se ne vedessi il disegno. Siamo annebbiati da molta ignoranza, e non siamo capaci di discernere quali particolari provvidenze tendono all’adempimento dei disegni di Dio; e quindi, come Israele nel deserto, spesso ci ritroviamo a lamentarci, perché la Provvidenza ci conduce in un deserto ventoso, dove siamo esposti alle difficoltà, sebbene sia stato Lui a condurli, e ora a condurre noi, per la via giusta ad una città di dimore. Se potessi solo vedere come Dio nel suo segreto consiglio ha steso esattamente il suo piano della tua salvezza, fino ai più minuti mezzi e circostanze, potresti discernere la mirabile armonia delle dispensazioni divine, le loro mutue relazioni, insieme al loro rapporto generale che hanno con il fine ultimo; se avessi la libertà di fare la tua scelta, fra tutte le condizioni del mondo, tu sceglieresti quella in cui ti trovi ora. La Provvidenza è come un curioso arazzo composto da migliaia di fili, che, presi singolarmente sembrano inutili, ma messi insieme, rappresentano innanzi ai nostri occhi una bella storia. Poiché Dio opera tutte le cose secondo il consiglio della Sua volontà, ovviamente questo fu ordinato come il mezzo migliore per realizzare la tua salvezza. Chi ha un cuore orgoglioso, avrà molte provvidenze umilianti ordinate per lui; chi ha un cuore mondano, vedrà molte provvidenze che lo impoveriscono. Se riesci a vedere questo, allora non ho bisogno di dire altro per confortare il cuore più rattristato.

8. Aiuterebbe molto a rasserenare il tuo cuore, considerare che con la tua ansia e scontentezza in realtà fai a te stesso più danni di quanto potrebbero fare tutte le tue afflizioni. Il tuo malcontento è ciò che arma i problemi con una punta acuminata; rendi il tuo carico più pesante divincolandoti sotto di esso. Se solo rimanessi quieto sotto la mano di Dio, la tua condizione sarebbe molto più semplice di ora. “L’impazienza nel malato provoca la severità del medico”. Questo fa che Dio affligga maggiormente, come fa un padre con un figlio caparbio che non vuole ricevere la correzione. Inoltre, non si addice all’anima di pregare sui propri problemi, o di ricevere il senso del bene che Dio intende con essi. L’afflizione è una pillola che, avvolta nella pazienza e nella quieta sottomissione, può essere ingerita facilmente; ma il malcontento fa masticare la pillola, e così rende amara l’anima. Dio getta via un po’ di conforto che ti avrebbe danneggiato, e tu vuoi gettare via anche la tua pace insieme ad esso; Egli scaglia una freccia che si conficca nei tuoi vestiti, e non avrebbe mai dovuto ferirti, ma solo allontanarti dal peccato, e tu invece vuoi spingerla più in profondità, fino a ferire il tuo stesso cuore, con lo scoraggiamento e il malcontento.

9. Se il tuo cuore (come quello di Rachele) ancora si rifiuta di essere confortato, allora fai un’altra sola cosa: confronta la condizione in cui ti trovi ora, e di cui sei così tanto insoddisfatto, con la condizione in cui si trovano altri, e che meriteresti. “Altri stanno gridando nelle fiamme, urlando sotto il flagello della punizione; e fra loro io merito di trovarmi. Oh anima mia, è questo l’inferno? La mia condizione è cattiva come quella dei dannati? Che cosa darebbero le migliaia che sono ora all’inferno per scambiare la loro situazione con me!” Ho letto (dice un autore) che quando il Duca di Conde si sottopose volontariamente agli inconvenienti della povertà, un giorno fu visto e compatito da un nobile Italiano, il quale per benevolenza desiderava che egli avesse più cura della sua persona. Il buon duca rispose, “Signore, non siate turbato, e non pensate che io soffra per la privazione; perché mando un araldo innanzi a me che prepara i miei appartamenti e si cura che io sia intrattenuto in maniera regale”. Il nobile chiese chi fosse il suo araldo. Egli rispose, “La conoscenza di me stesso, e la considerazione di ciò che merito per i miei peccati, che è il tormento eterno; quando giungerò con questa conoscenza al mio appartamento, per quanto sguarnito lo trovi, penso che comunque sia molto meglio di quanto io meriti.

di John Flavel (1627–1691)



"Rafforzami e sarò salvato, e avrò sempre i tuoi statuti davanti agli occhi." 
(Salmi 119:117)
 http://consapevolinellaparola.blogspot.it/2013/03/custodire-il-cuore-nelle-avversita.html

La natura della Fede


LA NATURA DELLA FEDE.



Secondo le Sacre Scritture la Fede cristiana si riconosce da due caratteristiche definite. Primo, la Fede sempre ha origine dalla Parola di Dio. Secondo, la Fede sempre sta in rapporto diretto con la Parola di Dio. La Fede è una delle poche parole di cui la Bibbia ci dà una definizione. Nel libro degli Ebrei cap. 11 vv 1 si trova questa definizione:



“Or la fede è certezza di cose che si sperano, dimostrazione di realtà che non si vedono”.



LA FEDE E’ DIFFERENTE DALLA SPERANZA



Questo importante versetto esprime varie realtà intorno alla fede. Primo, indica una differenza tra la fede e la speranza. Ci sono due aspetti principali nei quali la fede differisce dalla speranza. Il primo è che la speranza si proietta verso il futuro, ma la fede si stabilisce nel presente.



La speranza è un atteggiamento di aspettativa relativo a ciò che ancora non è accaduto, ma la fede è una certezza, una fiducia ferma, qualcosa di reale e definito dentro di noi, che possediamo qui e ora.



La seconda differenza tra la fede e la speranza è che la speranza è una facoltà della mente, mentre la fede è una facoltà del cuore. Questo risulta molto evidente nella descrizione dell’armatura di Dio che deve indossare il soldato di Cristo. Leggiamo nella prima lettera ai Tessalonicesi cap. 5 vv 8 :



“Ma noi, che siamo del giorno, siamo sobri, avendo rivestito la corazza della fede e dell'amore e preso per elmo la speranza della salvezza”.



Osserviamo che la fede,insieme all’amore, si trova nel petto; nella regione del cuore. Ma la speranza la si assomiglia all’elmo che si pone in testa, luogo della mente. Pertanto, la speranza è un’attitudine mentale di aspettativa relazionata col futuro; la fede invece è una condizione del cuore, che produce in noi qui e ora qualcosa di tanto reale che può descriversi con la parola certezza.



Molta gente si dichiara cristiana, può anche fare una sincera confessione della sua fede in Cristo, però troppe volte questa fede rimane soltanto sul piano mentale. È un’accettazione intellettuale di certi dogmi e dottrine. Questa non è la vera fede biblica, poiché non produce nessun cambiamento nella vita di coloro che la professano.





Invece la fede che viene dal cuore, sempre produce una svolta definitiva in coloro che la professano.



LA FEDE FONDATA SOLTANTO SULLA PAROLA DI DIO



Ritorniamo alla definizione di fede data in Ebrei 11:1



“Or la fede è certezza di cose che si sperano, dimostrazione di realtà che non si vedono”.



Osserviamo un’altra importante realtà della fede.



Or la fede è … dimostrazione di realtà che non si vedono.



Ciò dimostra che la fede tratta di cose che non si vedono. La fede non si basa sull’evidenza dei nostri sensi, ma sulle verità e realtà invisibili ed eterne rivelate nella Parola di Dio. La fede si oppone alla vista. S.Paolo nella seconda lettera ai Corinti cap. 5 vv 7, scrive:



“poiché camminiamo per fede e non per visione”.



Perciò non basiamo la nostra fede su ciò che possiamo vedere o sentire, ma sulla Parola di Dio. Eppure abbiamo detto prima che la fede è dimostrazione di realtà che non si vedono. Certo, perché le cose non viste che abbiamo creduto per fede, anche le vedremo.



Prendiamo spunto dalla conversazione tra Gesù e Marta nel Vangelo di S.Giovanni cap. 11 vv 39-40:



39 Gesù disse: «Togliete la pietra!» Marta, la sorella del morto, gli disse: «Signore, egli puzza già, perché siamo al quarto giorno». 40 Gesù le disse: «Non ti ho detto che se credi, vedrai la gloria di Dio?»



Qui Gesù dimostra chiaramente che la fede consiste prima nel credere, poi nel vedere. No al contrario. Molta gente tende a invertire quest’ordine. Dicono: “Se solo potessi vedere qualcosa di soprannaturale, allora crederei”. Ma questo è un errore. Noi non abbiamo bisogno di nessuna fede per credere in ciò che vediamo. Non c’è bisogno di esercitare alcuna fede per credere in un albero, in una automobile, in una casa, o altro di visibile.



Però se qualcuno ci racconta una storia, noi possiamo scegliere di credere o non credere, secondo la credibilità che diamo a questa persona. Non potendo verificare con i sensi, saremmo chiamati a credere per fede. Ma la fede in Dio è qualcosa di molto diverso.



A volte possiamo incontrare un apparente conflitto tra l’evidenza dei nostri sensi e la rivelazione della Parola di Dio. Per esempio, possiamo sentire e vedere nel nostro corpo tutte le evidenze di un’infermità fisica. Tuttavia la Bibbia ci dice in Isaia cap. 53 :



4 Tuttavia erano le nostre malattie che egli portava,
erano i nostri dolori quelli di cui si era caricato;
ma noi lo ritenevamo colpito,
percosso da Dio e umiliato!
5 Egli è stato trafitto a causa delle nostre trasgressioni,
stroncato a causa delle nostre iniquità;
il castigo, per cui abbiamo pace, è caduto su di lui
e mediante le sue lividure noi siamo stati guariti.



Isaia sta profetizzando di Gesù, circa settecento anni prima che queste cose avvenissero. La Scrittura profetica afferma che Egli si è caricato i nostri dolori e che mediante le sue lividure siamo stati guariti.



E qui si presenta un conflitto tra i sensi e la fede. I nostri sensi ci dicono che siamo infermi. La Parola di Dio ci dice che per le Sue lividure siamo stati guariti. Questo conflitto tra la testimonianza dei nostri sensi e quella della Parola di Dio mette il credente di fronte a due alternative.



Da una parte, possiamo accettare la testimonianza dei nostri sensi e così accettare anche l’infermità fisica. Oppure, possiamo afferrarci fermamente alla testimonianza della Parola di Dio che dice che siamo guariti. Se facciamo questo con sincerità di fede, anche la testimonianza dei nostri sensi si dovrà adeguare a concordare con la testimonianza della Parola di Dio, ed allora potremo dichiarare di essere guariti non solo per la fede sulla Parola di Dio, ma anche per l’evidenza della guarigione confermata dai nostri sensi. Una guarigione completa nel corpo e nello spirito.





La conferma biblica di questo tipo di fede la possiamo verificare nell’esperienza di Abramo. S.Paolo racconta che la fede di Abramo era sotto la direzione di Dio. Leggiamo nella lettera ai Romani al cap. 4:



18 Egli(Abramo), sperando contro speranza, credette, per diventare padre di molte nazioni, secondo quello che gli era stato detto: «Così sarà la tua discendenza». 19 Senza venir meno nella fede, egli vide che il suo corpo era svigorito (aveva quasi cent'anni) e che Sara non era più in grado di essere madre; 20 davanti alla promessa di Dio non vacillò per incredulità, ma fu fortificato nella sua fede e diede gloria a Dio, 21 pienamente convinto che quanto Egli ha promesso, è anche in grado di compierlo.



La fede di Abramo considera come verità la Parola che Dio gli ha dato, nonostante che i sensi gli dicessero che è impossibile avere figli a 100 anni, considerando che la moglie Sara ne aveva 90 e per di più era sterile.



Abramo non aspettò la conferma dell’evidenza fisica, cioè la nascita di Isacco, prima di accettare con certezza la dichiarazione di Dio. Al contrario, egli accetto prima la dichiarazione di Dio come cosa certa, prima che questa fosse confermata dall’evidenza fisica della nascita di Isacco.



Questo è un esempio della fede spirituale. Abramo si rifiutò di credere alla testimonianza dei suoi sensi, che senza alcun dubbio gli dicevano che era impossibile che egli e Sara potessero avere un bambino.



Ma Abramo non accetto questa testimonianza perché essa non stava d’accordo con quello che Dio aveva detto: “Fra un anno avrai un figlio”.

Questo ci mostra che la fede spirituale consiste nell’agire come fece Abramo.



1. Abramo considerò vera la promessa di Dio, fin dal momento in cui fu pronunciata.

2. Abramo si rifiutò di accettare la testimonianza dei suoi sensi fintanto che non furono in accordo con la dichiarazione di Dio.

3. Come conseguenza al fatto che Abramo si afferrò a ciò che Dio aveva promesso, la testimonianza dei suoi sensi finì col concordare con la dichiarazione di Dio.

QUESTA E' LA FEDE DEL CUORE.LA FEDE CHE OPERA MIRACOLI! 
 
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sabato 30 marzo 2013

La vera Chiesa

Appartieni all'unica e vera Chiesa, fuori dalla quale non c'è salvezza? Non ti sto chiedendo dove vai in chiesa la domenica, ti chiedo solo: Appartieni all'unica e vera Chiesa?

Dov'è quest'unica e vera Chiesa? Qual è quest'unica e vera chiesa? Quali sono i segni che contraddistinguono quest'unica e vera Chiesa? Sono domande legittime. Prestatemi attenzione ed io vi fornirò alcune risposte.

L'unica e vera Chiesa è composta tutta da credenti nel Signore Gesù. E' composta da tutti gli eletti di Dio, da uomini e donne convertiti a Cristo, da ogni vero cristiano. In chiunque possiamo discernere l'elezione di Dio Padre, l'aspersione del sangue di Dio il Figlio, l'opera santificante di Dio lo Spirito Santo, in quella persona vediamo un membro della vera chiesa di Cristo.

Si tratta di una Chiesa della quale tutti i membri portano gli stessi segni caratteristici. Sono tutti nati dallo Spirito; tutti possiedono "ravvedimento davanti a Dio e fede nel Signore nostro Gesù Cristo", santità di vita e di condotta. Tutti odiano ciò che Dio considera peccato e tutti amano Cristo. Potranno rendere culto a Dio in maniere diverse. Alcuni useranno un particolare formulario di preghiere, altri nessuno; alcuni adorano Dio ponendosi in ginocchio, altri in piedi, ma tutti adorano Dio d'un cuore solo. Sono condotti da un unico Spirito; sono edificati su un unico fondamento; traggono tutti la loro religione da un unico libro, cioè la Bibbia. Sono tutti uniti, come i raggi di una ruota al perno centrale,
Si tratta di una chiesa che non dipende da alcun particolare ministro terreno, ma che pure valorizza coloro che predicano l'Evangelo ai suoi membri. La vita dei suoi membri non dipende dal registro di chiesa sul quale sono scritti i loro nomi; non dipende nemmeno dal Battesimo o dalla Cena del Signore, per quanto essi valorizzino altamente queste cose quando devono parteciparvi. Ha però un solo e grande Capo, un solo Pastore, un solo grande arcivescovo: Gesù Cristo. Egli solo, mediante il Suo spirito, è Colui che li riceve come membri di questa Chiesa, sebbene i ministri possano indicarne la porta. Fintanto che non è Lui ad aprire la porta, nessuno sulla terra la può aprire: né vescovi, né presbiteri, né assemblee, né sinodi. Una volta che un uomo o una donna si ravvede dai propri peccati e crede all'Evangelo, in quel momento stesso diventa membro di questa Chiesa. Come il ladrone pentito, potrebbe non avere l'opportunità di essere battezzato, ma egli ha qualcosa di molto migliore del battesimo d'acqua: il battesimo nello Spirito. Potrebbe non essere in grado di ricevere il pane ed il vino della Santa Cena, ma egli mangia del corpo di Cristo e beve il sangue di Cristo per fede ogni giorno della sua vita, e nessun ministro può impedirglielo. Potrebbe persino essere scomunicato da uomini consacrati e tagliato fuori dalle ordinanze esteriori della Chiesa professante; ma nessun uomo o donna consacrati al mondo potranno escluderlo dalla vera Chiesa.

Si tratta di una Chiesa la cui esistenza non dipende da forme, cerimonie, cattedrali, chiese, cappelle, pulpiti, fonti, paramenti, organi, dotazioni, denaro, re, governi, magistrati, o da qualsiasi atto di favore concesso da mani d'uomo. Ha continuato a vivere e continuerà a vivere anche quando tutte queste cose le saranno sottratte; è stata spesso, infatti, costretta a nascondersi nei deserti, nei boschi e nelle caverne della terra fuggendo da coloro che avrebbero dovuto esserle amici. La sua esistenza dipende da null'altro che la presenza di Cristo e del Suo Spirito. E' per questo che essa non muore, perché vive della loro presenza.

Questa è la Chiesa a cui appartengono gli attributi biblici che indicano i suoi attuali onori e privilegi, come pure le promesse di futura gloria; questo è il corpo di Cristo; questo è il gregge di Cristo; questa è la famiglia fede; questa è l'edificio di Dio, il fondamento di Dio, e il tempio dello Spirito Santo. Questa è la Chiesa dei primogeniti, i cui nomi sono scritti in cielo; questo è il sacerdozio regale, la generazione eletta, il popolo particolare, la proprietà acquistata, l'abitazione di Dio, la luce del mondo; il sale ed il frumento della terra; questa è "la Santa Chiesa Cattolica" del Credo apostolico; questa è "la chiesa, Una, Cattolica ed Apostolica" del Credo niceno; questa è la chiesa alla quale il Signore Gesù promette che: "le porte dell'Ades non la potranno vincere" (Matteo 16:18), ed alla quale Egli dice: "Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine dell'età presente" (Matteo 28:20).

Questa è l'unica Chiesa che possieda vera unità. I suoi membri concordano completamente su tutte le questioni più importanti di religione, perché essi sono tutti istruiti dall'unico Spirito. Al riguardo di Dio, di Cristo, dello Spirito, del peccato e del loro stesso cuore, della fede, del ravvedimento, della necessità di santità di vita, del valore della Bibbia, dell'importanza della preghiera, della risurrezione e del prossimo giudizio finale, essi sono tutti di un'unica mente. Prendete tre o quattro fra loro, stranieri l'uno all'altro, dai più remoti angoli della terra; esaminateli separatamente su questi punti: troverete come tutti siano d'un unico giudizio.

Questa è l'unica chiesa che possieda autentica santità. I suoi membri sono tutti santi. Essi non sono semplicemente santi per la loro professione di fede, santi di nome e santi nel giudizio della carità. Essi sono santi di fatto e nella realtà, nella vita ed in verità. Essi sono più o meno conformi all'immagine di Gesù Cristo. Nessuna persona non santa appartiene a questa Chiesa.

Questa è l'unica Chiesa che sia veramente cattolica. Non é infatti la chiesa che appartiene solo ad una nazione o ad un popolo: i suoi membri possono essere trovati in ogni parte del mondo dove l'Evangelo è accolto e creduto. Non è confinato nei limiti di un paese soltanto, o costretto da una particolare forma di governo esteriore. In essa non c'è differenza fra Giudeo e Greco, uomo o donna, bianco o nero, episcopaliano o presbiteriano, ma la fede in Cristo è la sola cosa che conti. I suoi membri saranno un giorno raccolti da nord a sud, da est ad ovest, da ogni popolo, lingua e nazione: tutti sono e saranno uno in Cristo Gesù.

Questa è la sola Chiesa che sia veramente apostolica. E' edificata sul fondamento posto dagli Apostoli e sostiene le dottrine che essi predicavano. I due grandi obiettivi ai quali i suoi membri mirano sono la fede apostolica e la pratica apostolica. Essi considerano l'uomo o la donna che dice di seguire l'insegnamento apostolico senza possedere queste due cose solo come un rame risonante o uno squillante cembalo.

Questa è la sola Chiesa che certamente che durerà fino alla fine. Nulla potrà sovvertirla o distruggerla. I suoi membri potranno anche essere perseguitati, oppressi, imprigionati, bastonati, decapitati, bruciati... ma la vera Chiesa non la potranno estinguere mai. Essa risorge sempre dalle sue afflizioni, vive attraverso l'acqua ed il fuoco. I Faraoni, Erode, Nerone, Maria la sanguinaria e mille altri ancora hanno cercato invano di abbattere questa Chiesa. Hanno bruciato e massacrato, ma loro sono scomparsi e la Chiesa è rimasta intatta. La vera Chiesa sopravvive a tutti i suoi nemici e li vede seppellire. E' come un incudine sul quale inutilmente si abbattono i colpi di cento martelli, ma si spezzeranno prima i martelli. E' come un roveto che brucia senza mai consumarsi.

Questa è la Chiesa che compie l'opera di Cristo sulla terra. I suoi membri non sono che un piccolo gregge, pochi di numero in confronto con i figli di questo mondo; uno o due qui, e due o tre là. Sono questi, però, che scuotono l'universo. Questi sono coloro che cambiano le fortune di interi regni attraverso le loro preghiere. Questi sono gli operai instancabili che diffondono la religione pura e senza macchia. Questi sono il sangue stesso che mantiene viva una nazione, lo scudo, la difesa, il supporto prezioso di ogni nazione nella quale essi abitano.

Questa è la Chiesa che sarà veramente gloriosa fino alla fine. Quando ogni gloria terrena sarà passata, allora sarà questa la Chiesa che verrà presentata immacolata davanti al trono di Dio. Troni, principati, e podestà sulla terra si scioglieranno come neve al sole, ma la Chiesa dei primogeniti brillerà come le stelle del cielo e, alla fine, sarà presentata con gioia davanti al trono di Dio Padre, nel giorno dell'apparizione del Cristo. Quando i gioielli saranno completi ed avverrà la manifestazione dei Figli di Dio, una sola Chiesa sarà nominata, e quella sarà la Chiesa degli eletti.

Questa è la vera Chiesa alla quale bisogna appartenere per essere salvati. Finché non ne farai parte, non sarai altro che un'anima perduta. Potrai anche vantare innumerevoli privilegi esteriori; potresti anche godere di grande luce e conoscenza. Se però non appartieni al corpo di Cristo, la tua luce, le tue conoscenze, i tuoi privilegi non potranno salvare la tua anima. C'è chi fantastica che se appartiene a questa o quella chiesa, e il suo nome è iscritto sui suoi registri, si sottopone a certe forme, partecipa a particolari cerimonie, che tutto alla fine gli andrà bene. Non tutti, però, quelli che appartenevano ad Israele erano veramente da considerarsi israeliti e non tutti coloro che professano di essere cristiani possono considerarsi davvero membri del corpo di Cristo.

Fai attenzione: potresti essere un convinto episcopaliano, o presbiteriano, o battista, o metodista, o delle Assemblee dei fratelli, o valdese... e tuttavia non appartenere alla vera Chiesa. Se non ne sei parte veramente sarebbe meglio per te se non fossi mai nato.

John C. Ryle D.D. (1816-1900)
Traduzione di Paolo Castellina
Fonte: Tempo di riforma

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sabato 23 marzo 2013

La restaurazione e la conversione dei giudei



Sermone N. 582
Predicato la sera del giovedì 16 giugno 1864,
dal Reverendo C. H. Spurgeon
al Tabernacolo Metropolitano di Londra, Newington
 a sostegno dei Fondi della Società Britannica per la Propagazione del Vangelo tra i Giudei.

 “La mano del Signore fu su di me e mi trasportò nello Spirito del Signore, e mi fece sedere nel mezzo della valle, che era piena di ossa, e mi fece passare vicino ad esse, tutt’attorno: ed ecco, ce n’erano tantissime nella aperta valle. Ed ecco, erano molto secche. Ed Egli mi disse, Figlio d’uomo, possono rivivere queste ossa? Ed io risposi, O Signore Dio, Tu lo sai. Di nuovo Egli mi disse, Profetizza su queste ossa e dì loro, O voi ossa secche, ascoltate la parola del Signore. Così dice il Signore Dio a queste ossa: Ecco, Io farò entrare il respiro in voi e voi rivivrete: Io stenderò dei tendini e farò crescere della carne su di voi e vi ricoprirò con della pelle, e metterò il respiro in voi e voi rivivrete. E conoscerete che Io sono il Signore. Così profetizzai come mi era stato comandato: e come io profetizzavo, ci fu un rumore ed ecco uno scuotimento e le ossa si accostarono, l’una all’altra. E quando guardai, ecco, i tendini e la carne vennero su di esse e la pelle le ricoprì: ma non c’era respiro in loro. Allora Egli mi disse, Profetizza al vento, profetizza Figlio d’uomo e dì al vento, Così dice il Signore Dio: Vieni dai quattro venti, O Respiro e alita sopra a questi uccisi, cosicché possano riprendere vita. Così profetizzai come Egli mi comandò e il respiro entrò in essi e tornarono in vita e si rizzarono in piedi, un esercito estremamente grande.” Ezechiele 37:1-10.
 
Questa visione è stata usata, dal tempo di Gerolamo in avanti, come una descrizione della resurrezione e certamente potrebbe essere adattata in tal modo con grande effetto. Che visione del gran giorno le parole rappresentano davanti all’occhio della mente! Il grande esercito dei vivi, che un tempo era morto, sembra rimettersi in moto dal momento che leggiamo. Qui, pure, abbiamo una domanda opportuna ed appropriata che ci si deve porre in un sepolcro - “Figlio d’uomo, possono rivivere queste ossa?” Abbassando lo sguardo nella fossa tenebrosa, o guardando il becchino che tira su le reliquie decomposte, un tempo infuse di vita, l’incredulità può ben suggerire la richiesta - “Possono rivivere queste ossa?” La fede non può, in ogni momento, dare una risposta più soddisfacente di questa - “O Signore, Tu lo sai.” Ma, mentre questa interpretazione della visione può essere assai confacente come adattamento, deve essere piuttosto evidente ad ogni persona ragionevole che questo non è il significato del passo. Non c’è alcuna allusione da parte di Ezechiele alla resurrezione dei morti e un tale soggetto sarebbe stato del tutto lontano dal proposito del discorso del Profeta. Credo che egli non stesse pensando alla resurrezione dei morti più che alla costruzione di S. Pietro a Roma, o all' emigrazione dei Padri Pellegrini! Questo soggetto è completamente estraneo all’argomento a portata di mano e non ci potrebbe essere alcuna possibilità che si sia insinuato nella mente del Profeta. Egli stava parlando del popolo d’Israele e profetizzando riguardo a loro. E in modo evidente la visione, secondo l’interpretazione di Dio stesso, riguardava loro e solo loro, perché “queste ossa sono l’intera casa d’Israele”. Non era una visione che riguardava tutti gli uomini, né, davvero, riguardava ogni uomo quanto alla resurrezione dei morti - essa aveva un rapporto diretto e speciale con il popolo giudaico. 

Questo passo, d'altra parte, è stato usato molto frequentemente, e oserei dire molto convenientemente, per descrivere il risveglio di una Chiesa decaduta. Questa visione potrebbe essere vista come descrittiva di uno stato di tiepidità e letargia spirituale in una Chiesa quando si venga penosamente a porre la domanda - “Possono rivivere queste ossa?” Può quel fiacco ministro risvegliarsi a potenza vivente? Possono questi freddi diaconi infuocarsi di santo fervore? Possono quei membri non spirituali risorgere a qualcosa di simile ad ardente, santa abnegazione? È possibile che la sonnolenta Chiesa formalista si avvii a un vero ardore? Tali suggerimenti mentali possono ben essere venuti a molte menti del tempo della Riforma. Sembrava davvero impossibile, quando il Cattolicesimo era nella sua potenza, che la vita spirituale dovesse mai ritornare di nuovo alla Chiesa. La pietà sembrava essere morta e sepolta e il convento, il clero, la superstizione e l’inganno, come dei grandi sepolcri, avevano inghiottito tutto ciò che vi era di buono. Ma il Signore apparve al Suo popolo e riportò fuori dal sepolcro la sepolta Verità di Dio, e ancora una volta, in ogni parte del mondo conosciuto, il nome di Gesù Cristo fu innalzato e la sana dottrina venne predicata! Così avvenne anche nel nostro paese. Quando sia la Chiesa Anglicana che i dissidenti erano caduti nella morte spirituale avremmo potuto ben dire - “ Possono rivivere queste ossa? ” Ma Whitfield e Wesley vennero fatti sorgere da Dio ed essi profetizzarono alle ossa secche, ed esse si rizzarono in piedi - ripiene dello Spirito di Dio - “un esercito estremamente grande”. Che le folle di Kingsdown e le moltitudini al Kennington Common raccontino della vivificante potenza del nome di Gesù! Chiese decadute possono molto certamente essere rianimate per mezzo della predicazione della Parola accompagnata dalla venuta del “respiro” celeste dai quattro venti. O Signore, mandaci tali risvegli adesso, perché molte delle Tue Chiese ne hanno bisogno - esse sono pressoché morte come i cadaveri che dormono attorno a loro nel cimitero. Ma, pur ammettendo che questo sia un adattamento molto calzante del nostro testo, tuttavia siamo del tutto convinti che non sia a questo che si riferisca il passo. Sarebbe completamente estraneo al tipo di pensiero del Profeta il pensare al ristabilimento d’uno zelo precipitato e alla riaccensione d’un amore che sta cessando. Egli non stava considerando né la Riforma di Lutero o di Whitfield, né il risveglio di una Chiesa o di un’altra. No, stava parlando del suo popolo, della sua stirpe e della sua tribù. Egli deve aver sicuramente conosciuto la sua mente e, condotto dallo Spirito Santo, ci dà come una spiegazione della visione. Non - Così dice il Signore, la Mia Chiesa morente sarà restaurata ”, ma - “Io trarrò fuori il Mio popolo dai loro sepolcri e li porterò nella terra d’Israele”. Con grandissima proprietà, questo passo, pure, è stato usato per la consolazione dei Credenti nei loro giorni bui e nuvolosi. Quando essi hanno perso le loro consolazioni, quando le loro gioie spirituali si sono afflosciate come fiori appassiti, quando non sono stati più in grado di 
“ leggere chiari i loro titoli 
alle dimore nei cieli ” 
gli è stato ricordato che Dio poteva ritornare a loro in Grazia e misericordia, che le ossa secche potevano vivere e dovevano vivere! Allora si sono ricordati che lo Spirito di Dio poteva nuovamente venire sul Suo popolo - che persino al tempo in cui erano pronti a rinunciare a ogni speranza e a giacere distesi nella disperazione, Egli poteva venire e ridar così loro vita, affinché i poveri codardi tremanti venissero trasformati in soldati di Dio e rimanesse in piedi un esercito estremamente grande! Nessun sepolcro di dolore può trattenere la gioia immortale di un Credente - il terzo giorno essa risorgerà di nuovo, poiché, come il Signore che la diede, non vedrà mai la corruzione! Le tue consolazioni si accosteranno come fanno le ossa l’una all’altra e un esercito di gioie vivrà nella tua anima. Il passo, certamente, può essere usato senza strappi violenti e ciò potrebbe rendere molta consolazione al popolo di Dio. Ma ci prendiamo tuttavia la libertà di dire che questo non è il succo del discorso del Profeta e che non crediamo che egli stesse pensando a nulla del genere. Noi pensiamo che egli stesse parlando solo del proprio popolo, dei propri “parenti secondo la carne”. Ancora una volta. Non c’è dubbio che abbiamo in questo passo un quadro assai notevole del ristabilimento di anime morte a vita spirituale. Gli uomini per natura sono proprio come queste ossa secche esposte nell’aperta valle. L’intero scheletro spirituale è slogato. La linfa e il midollo della vita spirituale sono stati fatti seccare dall’umanità dell’uomo. La natura umana non è solo morta, ma, come quelle ossa sbiancanti che sono a lungo impallidite al sole, essa ha perso ogni traccia di vita Divina. Volontà e forza se ne sono entrambe andate. La morte spirituale regna indisturbata. Ciononostante, le ossa secche possono rivivere! Con la predicazione della Parola i più vili peccatori possono essere redenti, le più caparbie volontà possono essere conquistate, le più empie vite possono essere santificate! Quando il santo “respiro” viene dai quattro venti, quando lo Spirito Divino discende a possedere la Parola, allora le moltitudini dei peccatori come al giorno consacrato di Pentecoste, si rizzano in piedi - un esercito estremamente grande - per lodare il Signore loro Dio. Ma, badate, questa non è l’interpretazione primaria e propria del testo. È, in verità, nulla più che un caso molto singolare di paragone a quello davanti a noi. Non è il caso stesso. È solamente simile, poiché il modo in cui Dio ristabilisce una nazione è, praticamente, il modo in cui Egli ristabilisce un individuo. Il modo in cui Israele verrà salvato è lo stesso per mezzo del quale ciascun peccatore individuale verrà salvato. Non è, comunque, il caso al quale il Profeta sta puntando. Egli sta guardando alla vasta massa di casi - le moltitudini di esempi, che si troveranno in mezzo al popolo giudeo, di misericordiosa rianimazione e santa resurrezione. La prima e primaria intenzione di Ezeechiele era di parlare di loro e sebbene sia giusto e legittimo prendere un passo nel suo significato più esteso possibile, dato che “nessuna Scrittura procede da personale interpretazione”, tuttavia io ritengo sia un tradimento verso la Parola di Dio trascurare il suo significato primario e dire costantemente - “Tale è il significato primario, ma non ha importanza alcuna ed io userò le parole per un altro soggetto.” Il predicatore della Verità di Dio non dovrebbe rinunciare al significato dello Spirito Santo! Egli dovrebbe aver cura di non metterlo addirittura in disparte. Il primo significato di un testo, il significato dello Spirito, è quello che dovrebbe essere proposto prima e sebbene il resto possa ragionevolmente scaturire da esso, tuttavia il senso primario dovrebbe avere il posto supremo. Abbia il posto più importante nella sinagoga. Sia considerato almeno come non inferiore, sia in interesse che in importanza, a nessun altro significato che possa affiorare dal testo. Il significato del nostro testo, se le parole significano qualcosa, è molto chiaramente come dischiuso dal contesto, in primo luogo, che dev’esserci un ristabilimento politico dei Giudei nella loro terra e alla loro nazionalità. E poi, in secondo luogo, c’è nel testo e nel contesto una dichiarazione molto evidente che dev’esserci un ristabilimento spirituale - di fatto una conversione - delle tribù d’Israele. 
I. Primo, DEV’ESSERCI UN RISTABILIMENTO POLITICO DEI GIUDEI. 
Israele è ora cancellato dalla mappa delle nazioni. I suoi figli sono dispersi in lungo e in largo. Le sue figlie piangono presso tutti i fiumi della terra. Il loro canto sacro è ammutolito - nessun re regna a Gerusalemme! Essa non genera nessun sovrano in mezzo alle sue tribù. Ma essa dev’essere ristabilita! Dev’essere ristabilita “come dai morti”. Quando i propri figli rinunceranno ad ogni speranza in lei, allora Dio apparirà in suo favore. Essa dev’essere riorganizzata - le sue ossa disperse dovranno essere riaccostate assieme. Ci sarà di nuovo un governo autoctono. Ci sarà nuovamente la forma di un nucleo politico. Uno Stato sarà incorporato e un re regnerà. Israele è ora diventato alienato dalla propria terra. I suoi figli, sebbene non possano dimenticare mai la sabbia sacra della Palestina, tuttavia muoiono ad irrimediabile distanza dai suoi consacrati lidi. Ma non sarà così per sempre, poiché i suoi figli gioiranno nuovamente in lei - la sua terra sarà chiamata Beulah - poiché come un giovane sposa una vergine così i suoi figli la sposeranno. “Io vi porrò sulla vostra terra” è la promessa di Dio per loro. Essi cammineranno di nuovo sui suoi monti, ancora una volta si siederanno sotto le sue vigne e gioiranno sotto i suoi fichi! E devono essere anche riuniti. Non ce ne saranno due, né dodici, ma uno - un solo Israele che loderà un solo Dio - che servirà un solo re e quell’unico Re, il Figlio di Davide, il disceso Messia! Essi avranno una prosperità nazionale che li renderà famosi. Anzi, essi saranno così gloriosi che l’Egitto e Tiro e la Grecia e Roma dimenticheranno tutte la loro gloria nello splendore più grande del trono di Davide! Il giorno deve ancor arrivare in cui tutte le alture sussulteranno d’invidia perché questa è la collina che Dio ha scelto! Il tempo verrà in cui il santuario di Sion verrà di nuovo visitato dai piedi perseveranti del pellegrino - quando le sue valli echeggeranno di canti e le sue sommità stilleranno vino ed olio. Se vi è un significato nelle parole questo dev’essere il significato di questo capitolo! Mi auguro di non imparare mai a strappare via il significato di Dio dalle Sue personali Parole. Se vi è qualcosa di chiaro ed evidente, il senso e il significato letterale di questo passo - un significato che non dev’essere fatto sparir via o spiritualizzato - dev’essere evidente che sia le due che le dieci tribù di Israele devono essere ristabilite alla propria terra e che un re deve governare su di esse. “Così dice il Signore Dio: Ecco, Io prenderò i figli d’Israele dalle nazioni pagane dove sono andati e li radunerò da tutte le parti e li porterò nella loro terra; ed Io farò di loro una sola nazione, nella terra sui monti d’Israele. E un solo re sarà re di tutti loro. E non saranno più due nazioni, né saranno più divisi in due regni.” Non sto entrando ora in teorie milleniali, o in una qualche speculazione quanto a date. Non so assolutamente nulla di tali cose e non sono sicuro che sia chiamato a spendere il mio tempo in tale ricerca. Io sono chiamato a ministrare il Vangelo più che a schiudere la profezia. Coloro che sono saggi in tali cose indubbiamente apprezzano la loro saggezza, ma io non ho il tempo di acquisirla, né ho alcuna inclinazione ad abbandonare l’inseguimento per la conquista di anime per temi meno stimolanti. Credo sia molto meglio lasciare molte di queste promesse e di queste graziose visioni di Credenti alla loro piena efficacia sulle nostre menti senza privarle della loro semplice gloria con l’adoperarsi per scoprire date e numeri. Lasciate fissato stabilmente questo, comunque, che, se vi è un significato nelle parole, Israele deve ancor essere ristabilito.
“ Ma non in vano - sulla terra d’Israele 
la Gloria ancor risplenderà. 
Ed Egli, il tuo Re un tempo rigettato, 
il Messia, sarà tuo. 
La Sua Sposa eletta, destinata con Lui 
a regnare su tutta la terra, 
verrà prima disposta, e tu conoscerai 
l’incomparabile merito del tuo Salvatore. 
Allora tu, sotto il regno di pace 
di Gesù e della Sua Sposa, 
farai risuonare la Sua Grazia e la Sua Gloria 
a tutta la terra accanto. 
Le nazioni alla tua luce gloriosa, 
O Sion, ancor s’affolleranno, 
e tutte le isole in ascolto attenderanno 
di cogliere il gioioso canto. ”
Ma c’è un secondo significato qui: ISRAELE DEVE AVERE UNA RESTAURAZIONE SPIRITUALE O UNA CONVERSIONE. 
Sia il testo che il contesto insegnano ciò. La promessa è che rinunceranno ai loro idoli ed, ecco, essi l’hanno già fatto! “Né si contamineranno più con i loro idoli.” Qualsiasi colpa il Giudeo possa avere, non ha certamente quella dell’idolatria. “Il Signore tuo Dio è l’unico Dio” è una Verità di gran lunga concepita più dal Giudeo che da qualunque altro uomo sulla terra, ad eccezione del Cristiano. Persa l’abitudine di adorare immagini di ogni sorta, la nazione giudaica è diventata ora infatuata di tradizioni o è ingannata dalla filosofia. Avrà, comunque, invece di queste illusioni, una religione spirituale - essa amerà il suo Dio. “Essi saranno Mio popolo ed Io sarò loro Dio”. L’invisibile ma Onnipotente Jehowah verrà adorato in spirito e verità dal Suo antico popolo. Verranno davanti a Lui nel modo da Lui stabilito, accettando il Mediatore che i loro antenati rigettarono. Entreranno nella relazione del Patto con Dio, perché così ci dice il nostro testo - “Io farò un Patto di pace con loro,” - e Gesù è la nostra pace - perciò deduciamo che Jehowah entrerà nel Patto della Grazia con loro - quel Patto di cui Cristo è il Capo federale, l’Essenza e la Garanzia. Essi cammineranno nelle leggi e negli statuti di Dio e così esibiranno gli effetti pratici dell’essere uniti a Cristo che avrà dato loro pace. Tutte queste promesse certamente implicano che il popolo d’Israele sarà convertito a Dio e che questa conversione sarà permanente. Il tabernacolo di Dio sarà con loro! L’Altissimo avrà, in una maniera speciale, il Suo santuario per sempre nel loro mezzo cosicché, qualsiasi nazione possa apostatare e voltarsi dal Signore in questi ultimi giorni, la nazione d’Israele non potrà mai farlo, perché essa sarà efficacemente e permanentemente convertita. I cuori dei padri si volgeranno con quelli dei figli verso il Signore loro Dio ed essi saranno il popolo di Dio, per l’eternità. Siamo impazienti, dunque, per queste due cose. Non sto per teorizzare quale di queste verrà prima - se saranno ristabiliti prima, e convertiti in seguito - o convertiti prima e poi ristabiliti. Essi saranno ristabiliti e saranno anche convertiti. Il Signore mandi queste benedizioni nel Suo ordine e saremo ben contenti in qualunque modo avverranno. La prendiamo come nostra gioia e nostra consolazione che questa cosa avverrà e che, sia nel trono spirituale che in quello temporale, il Re Messia siederà e regnerà gloriosamente in mezzo al Suo popolo. 
Ora arrivo,  alla parte pratica del mio sermone di questa sera.
III. IL MEZZO DI QUESTA RESTAURAZIONE. 
Guardando a questo fatto, siamo assai propensi a dire: “Come possono avvenire queste cose? Come possono i Giudei essere convertiti a Cristo? Come possono essere fatti una nazione? Veramente, il caso appare così senza speranza come quello delle ossa nella valle! Come desisteranno dalla mondanità o come rinunceranno al costante inseguimento delle ricchezze? Come perderanno l’abitudine al fanatico attaccamento alle loro tradizioni Talmudiche? Come saranno tratti fuori da quella durezza di cuore che fa loro odiare il Messia di Nazareth, il loro Signore e Re? Come possono avvenire queste cose?” Il Profeta non dice che non possano avvenire. La sua incredulità non è così grande, ma allo stesso tempo a stento s’arrischia a pensare che possa mai essere possibile. Egli, comunque, molto saggiamente rimette la domanda al suo Dio - “O Signore Dio, Tu lo sai.” Ora alcuni di voi stasera hanno una grande aspettativa riguardo a ciò, voi siete in attesa di vedere i Giudei convertirsi quanto prima, magari in un mese o due. Mi auguro che possiate vedere ciò non appena l’abbiano considerato i vostri desideri. Altri fra noi non sono così ottimisti ed hanno una veduta più cupa di un lungo futuro di sventure. Beh, veniamo entrambi assieme davanti a Dio stasera e diciamo: “O Signore Dio, Tu lo sai. E se Tu lo sai, Signore, saremo contenti di lasciare il segreto a Te! Dicci solamente quel che Tu vorresti facessimo. Non cerchiamo alimento alla speculazione, ma noi chiediamo di lavorare. Chiediamo qualcosa per il quale possiamo mostrare praticamente che amiamo davvero il Giudeo e che vogliamo portarlo a Cristo.” In risposta a questo, il Signore dice ai Suoi servitori: “Profetizza su queste ossa”, cosicché il nostro dovere stasera, come Cristiani, è di profetizzare su queste ossa e poi vedremo il proposito di Dio adempiuto - nel momento in cui obbediremo al precetto di Dio. Voglio che osserviate che ci sono due generi del ‘profetizzare’ di cui si parla qui. Primo, il Profeta profetizza alle ossa - ecco la predicazione. E poi, egli profetizza ai quattro venti - ecco la preghiera. La predicazione ha la sua parte nell’opera, ma è la preghiera che raggiunge il risultato - perché dopo che egli ebbe profetizzato ai quattro venti e non prima - le ossa iniziarono a rivivere. Tutto ciò che fece la predicazione fu di creare un movimento e di accostare le ossa assieme, ma fu la preghiera che compì l’opera, perché allora Dio, lo Spirito Santo venne a ridare loro vita! La predicazione e la preghiera, dunque, stasera sono i due nuclei di questa parte del mio sermone e parleremo di ciascuno brevemente. 
1. È il dovere e il privilegio della Chiesa Cristiana di predicare il Vangelo al Giudeo e ad ogni creatura . E, nel far ciò, può sicuramente prendere la visione che abbiamo davanti come guida. Può prenderla come guida, innanzitutto, quanto ad argomento. Cosa dobbiamo predicare? Il testo dice che noi dobbiamo profetizzare e certamente ogni missionario che va dai Giudei dovrebbe specialmente mantenere ben in prominenza le profezie di Dio davanti agli occhi di tutti. Mi sembra che un modo in cui possa essere catturata la mente giudaica sia quello di ricordare assai spesso ai Giudei di quello splendido futuro che sia l’Antico che il Nuovo Testamento predicono per Israele. Ognuno ha un lato sensibile e un cuore appassionato verso la propria nazione e se gli dici che nel tuo libro fondamentale c’è una rivelazione fatta nella quale quella nazione dovrà esercitare un grande ruolo nella storia dell’umanità e, anzi, prenderà il posto più eccelso nell’assemblea delle nazioni - allora il pregiudizio dell’uomo è dalla tua parte ed egli ti ascolterà con la più grande attenzione. Io non affiderei, come alcuni fanno, la predicazione eterna della profezia in ogni congregazione. Ma dovrebbe essere data una maggior prominenza alle profezie nell’insegnare ai Giudei che verso qualsiasi altro popolo. Ma tuttavia, la cosa principale che dobbiamo predicare è Cristo. Potete contarci cari fratelli, i migliori sermoni che mai predicheremo saranno quelli più ripieni di Cristo Gesù, il Figlio di Davide e il Figlio di Dio! Gesù il Salvatore sofferente per le cui ferite siamo guariti! Gesù in grado di salvare al massimo grado - ecco il soggetto più appropriato per i Gentili. Dio ha formato ogni cuore in modo simile e questo perciò è il tema più grandioso anche per i Giudei. Paolo amava i suoi compatrioti! Non fu un sempliciotto - egli sapeva qual'era l’arma migliore con la quale affrontare e vincere i loro pregiudizi e ciononostante egli poteva dire: “Io mi proposi di non saper nulla fra voi salvo Gesù Cristo e Lui crocifisso.”  Innalza il Messia, dunque, sia davanti al Giudeo che al Gentile. Digli del Figlio di Maria, l’eterno Figlio di Dio, l’Uomo di Nazareth che non è altri che la Parola Incarnata, Dio fatto carne e dimorante fra di noi! Predica la Sua vita santa - la rettitudine del Suo popolo. Dichiara la Sua morte dolorosa - la remissione di tutti i loro peccati. La Sua gloriosa Resurrezione! La giustificazione del Suo popolo. Digli della Sua ascensione. Il Suo trionfo sul mondo e sul peccato! Dichiara il Suo secondo avvento, la Sua gloriosa venuta per rendere il Suo popolo glorioso nella Gloria che Egli ha ottenuto per loro! E Cristo Gesù, quando sarà così predicato, sarà certamente il mezzo per il quale far rivivere queste ossa! Che risuoni questa predicazione con Somma misericordia! Si abbia sempre in essa il chiaro e distinto accento della Grazia Gratuita. Stavo pensando mentre leggevo questo capitolo proprio ora, che di tutti i sermoni che siano mai stati predicati, questo sermone alle ossa secche è il più Calvinistico, il più ripieno di Grazia Gratuita di qualsiasi sermone sia mai stato pronunciato. Se lo noterete troverete che non vi è un “se”, o un “ma”, o una condizione in esso! E quanto al libero arbitrio, non vi è nemmeno menzione d’esso. Risulta tutto in questo modo - “Così dice il Signore Dio a queste ossa: Ecco, Io farò entrare il respiro in voi e voi rivivrete: Io stenderò dei tendini e farò crescere della carne su di voi e vi ricoprirò con della pelle, e metterò il respiro in voi e voi rivivrete. E conoscerete che Io sono il Signore.” Vedete, è tutto un “farò”, e un “metterò”, e i propositi del Patto. Sono tutti decreti di Dio dichiarati e dichiarati, per di più, come se non ci fosse possibilità di resistenza dell’uomo ad essi. Egli non dice: “ Voi ossa secche, rivivrete, se lo gradirete. Rivivrete, se lo vorrete. ” Non dice loro: “ Voi vi rizzerete in piedi e sarete un esercito estremamente grande, se vi piacerà di acconsentire al Mio potere. ” No, è invece: “ Io farò ” e “ Voi rivivrete ”. Quanto all’arbitrio, è del tutto estraneo alla domanda, perché come possono i morti avere una volontà in questa cosa? E dunque, cari Amici, io avrei predicato il Vangelo sia all’Giudeo che al Gentile con un tono molto chiaro e distinto di Onnipotente, Somma Grazia gratuita. L’uomo ha una volontà e Dio non ignora mai tale volontà - ma per mezzo della Sua onnipotente Grazia Egli la guida in modo benedetto in ceppi di seta. Egli non cessa di chiedere tale consenso della volontà quando va a raggiungere i Suoi scopi d’efficace Grazia. Egli vince tale consenso per mezzo di dolci persuasioni del proprio Onnipotente amore. Egli arriva abbigliato nelle vesti della Sua Onnipotente Grazia ed i più induriti dei ribelli vedono subito una tale forza attrattiva nell’amore di Dio in Cristo che essi, con pieno consenso contro i loro antichi desideri, si danno prigionieri alla Grazia di Dio! Non credo che i Giudei, o chiunque altri, saranno mai convertiti quale fatto usuale celando una qualsiasi delle Dottrine della Grazia. Dobbiamo disporre della Verità di Dio e della sua totalità. E sono necessari discorsi più chiari che trattino delle dottrine evangeliche e della Grazia di Dio sia per i Giudei che per i Gentili. Predica, predica, predica, dunque - ma che sia la predicazione di Cristo e la proclamazione della Grazia Gratuita. La Chiesa, dico, ha qui un modello quanto al fatto di predicare. E sono certo che essa abbia qui anche un modello quanto al suo modo di predicare. Come dovremo predicare il Vangelo? Ezechiele stava forse per far ciò che alcuni dei mie Fratelli iper-Calvinisti dicono che i predicatori dovrebbero fare - mettere in guardia il peccatore, ma non fargli mai un invito? Ezechiele stava per andare e parlare a quelle ossa, ma non dicendo mai loro una parola a mo’ di comando? Stava per spiegare la via della salvezza, ma non offrendo mai loro di camminare in essa? No! Dopo che ebbe dichiarato i propositi del Patto, egli stava poi per dire: “Così dice il Signore, voi ossa secche rivivete.” E dunque il messaggio del ministro del Vangelo, quando egli ha dichiarato i propositi della Grazia Divina, è quello di dire ai peccatori: “Così dice il Signore, credete nel Signore Gesù Cristo! Confidate in Cristo e sarete salvati!” Chiunque tu sia, Giudeo o Gentile. Che il tuo linguaggio sia quello della terra di Canaan o di una lingua Gentile. Che tu discenda da Sem, Cam o Giafet - confida in Cristo e sarai salvato! Confidate in Lui, dunque, voi ossa secche, e rivivrete! Rami inariditi, siate spiegati! Uomini storpi, balzate in piedi! Occhi ciechi, vedeteci! Voi ossa secche senza vita, rivivete! Il nostro modo di predicare dev’essere a mo’ di comando come pure a mo’ di insegnamento. Pentitevi e siate convertiti, ciascuno di voi. Afferrate la vita eterna. “Cercate e troverete. Bussate e vi sarà aperto.”, “Credete nel Signore Gesù e sarete salvati!”. Abbiamo qui, inoltre, un modello quanto al nostro uditorio. Non dobbiamo selezionare la nostra congregazione, ma andare dove Dio ci manda. E se Egli dovesse mandarci nell’aperta valle dove le ossa sono molto secche, là dovremmo predicare. Spero che i miei Fratelli della Società per la Propagazione del Vangelo tra i Giudei non limitino mai i loro lavori al buon Giudeo, al Giudeo rispettabile, al Giudeo illuminato - che lo ricerchino in mezzo agli altri! - ma mi aspetto che ricerchino anche l’ignorante, il degradato, il povero e il caduto. I raccolti migliori della Chiesa di solito sono stati mietuti in mezzo ai poveri. Per ogni chicco di grano che ha prodotto frutto sui fianchi delle colline del benessere, ne sono cresciuti migliaia producendo molto frutto nelle valli della povertà e dell’oscurità. “Ai poveri viene predicato il Vangelo” - questo è il vanto del Vangelo! I poveri ricevono il Vangelo - questo è il successo! Predica, quindi, alle ossa secche. Non dire: “Un tal uomo è troppo bigotto.” La situazione del suo caso non dipende da lui, né dal suo bigottismo, ma da Dio! Queste ossa erano molto secche, ma cionondimeno hanno ripreso vita. Vi è molta poca scelta, dopo tutto, tra un uomo ed un altro quando sono tutti morti! Una piccola differenza nell’aridità non è di molto conto quando sono tutti morti nel peccato. Che alcuni siano ebbri ed altri sobri, che alcuni siano corrotti ed altri virtuosi, fa una gran differenza in ambito morale e civile. Ma molta poca differenza, davvero, in ambito spirituale, poiché lì capitano loro i medesimi fatti. Se non credono, saranno perduti allo stesso modo. E se confidano in Gesù Cristo, saranno salvi allo stesso modo! Perciò, la maggiore immoralità di un popolo, o la loro maggior durezza di cuore, non si fermino nelle nostre vie - ma diciamo loro, issa secche come sono - “Voi ossa secche, rivivete.” E qui, ancora, abbiamo un’altra lezione quanto all’ autorità del predicatore. Se osservate vedrete il Profeta dire: “Ascoltate la Parola del Signore.” Non dobbiamo andare né al Giudeo né al Gentile con i nostri scopi, o portando le nostre parole. Non ho alcun diritto di ordinare ad uomo di credere a questo o quell’altro se io non sono un ambasciatore di Dio. E dunque, con l’autorità di Dio a dirigermi e a conferirmi pieni poteri, io parlo non più come un uomo che segue il proprio ingegno, ma come la bocca di Dio. Perciò, quando cerchiamo di salvare delle anime, ciascuno di noi vada sentendosi sopra la mano di Dio, con uno spirito pieno di desiderosi pensieri e fortemente palpitante di ardenti desideri. Parliamo - 
“ Come se non potessimo mai più parlare nuovamente, 
come uomini morenti a uomini morenti, ”
rimanendo stretti al braccio di Dio e implorandoLo di operare con noi e attraverso di noi per il bene degli uomini. Ricordati, Cristiano, per quanto umile tu possa essere - quando pronunci la Parola di Dio - quella Parola ha un’autorità sua che lascerà un uomo senza scusa se la rigetta. Presenta sempre al tuo simile la Verità di Dio che ti è cara - non come una cosa con la quale egli possa giocare o con la quale possa far ciò che vuole - o che sia a sua discrezione scegliere o trascurare come egli pensi sia opportuno. Ma esponigliela come è in verità - la Parola di Dio. E non essere soddisfatto se non quando l’avrai ammonito che è a proprio rischio e pericolo che egli rigetta l’invito e che sulla propria testa ricadrà il suo sangue se egli devierà dalla buona Parola del comando di Dio. Così, abbiamo, penso, tutte le direttive che ci necessitano per predicare. E ciò che questa Società e ogni altra Società che guarda alla conversione dei peccatori deve fare è di andare e predicare, predicare, predicare - non spendere troppo nella stampa, né in scuole, né in costruzioni ecclesiastiche - ma predicare la Parola di Dio! Perché dopo tutto, questo è il montone atterrante che farà vacillare le porte dell’Inferno e spezzerà le sbarre di ferro. Dio ha scelto “la pazzia della predicazione” affinché Egli possa, per mezzo di essa, salvare coloro che credono! La predicazione è lo squillo del corno di montone prestabilito per radere al suolo Gerico e il suono della tromba d’argento prescritto per annunciare il giubileo. È il carro di fuoco di Dio che porta le anime in Cielo e la Sua spada a doppio taglio per colpire le armate dell’Inferno. I Suoi servitori consacrati sono al medesimo tempo guerrieri e costruttori, e la Parola serve loro sia per trafiggere che per intonacare. Predica, quindi, dalla mattina alla sera - in ogni momento e in ogni occasione “le imperscrutabili ricchezze di Cristo” ed Israele ancor rivivrà! Non posso abbandonare questo punto senza notare come il Profeta descriva l’effetto della sua predicazione - vi fu una voce e vi fu un rumore. Questo rumore della voce di Dio s’accompagnava alla voce dell’uomo? Oppure questo rumore delle ossa stesse s’insinuava tra loro? Questo rappresenta l’opposizione da parte di coloro ai quali si è predicato? La vera opposizione è sempre un buon segno! Quando riesci a portare un uomo ad opporsi a te, puoi nutrire qualche speranza in lui. Se egli ha una opinione religiosa sufficiente a cercare di rifiutare quel che tu gli rechi davanti, puoi essere contento. Questo subbuglio, dunque, è un subbuglio d’opposizione o di ricerca? Il furtivo strisciare assieme delle ossa non rappresenta forse le persone che s’accostano per ascoltare, per parlare l’una all’altra, per ragionare delle cose Divine? Il momento in cui i vari muscoli e la carne vennero sulle ossa, rappresenta l’apparizione di certi convertiti destinati ad essere le guide di altri? Questi tendini e muscoli sono i rappresentanti simbolici di uomini che debbano stimolare di lì a poco il resto degli organi del corpo? Potrebbe essere così e potremmo aspettarci di vedere, come Cristo sia predicato fra Giudei o Gentili, sempre più subbuglio ed eccitazione - le persone che si accostano in maggior numero e l’intera massa che fermenta con la forza del lievito. Qualunque cosa è meglio che la stagnazione - io nutro ben più speranza in un persecutore che in un tranquillo dispregiatore. 
2. Ma ora arriviamo a parlare di ciò in cui voi tutti potete prendere parte. Forse non potrete prendere parte nel predicare la Parola, sebbene io mi auguri che voi tutti lo possiate fare. Ed io agogno per voi tutti i doni migliori. Ma nella seconda forma della profezia potete voi tutti fare la propria parte. Dopo che il Profeta ebbe profetizzato alle ossa, avrebbe profetizzato ai venti. Egli avrebbe detto al beato Spirito, al Donatore di Vita, al Dio di ogni Grazia: “Vieni dai quattro venti, O Respiro e alita su questi uccisi, cosicché possano riprendere vita.” La sola predicazione fa poco. Essa può produrre un subbuglio. Può accostare le persone. Vi è una attrattiva riguardo al Vangelo che attrarrà le persone ad ascoltarlo. E vi è, inoltre, una forza in esso che le ecciterà, poiché “la Parola di Dio è vivente ed efficace e più affilata di qualunque spada a due tagli”.  Ma non vi è potenza vivificante nel Vangelo in sé stesso, in modo indipendente dallo Spirito Santo! Il “Respiro” deve prima soffiare e poi queste ossa rivivranno! Facciamo largo ricorso a questa forma del profetizzare. Fratelli e Sorelle in Cristo, voi che avete cura d’Israele, andate davanti al Signore ora, e da ora in poi, in ardente e insistente preghiera! Sforzatevi d’essere più che mai consci dell’assoluta indispensabile necessità di questo fatto. Considerate che senza Cristo non potete far nulla! Inutili saranno la vostre società, il vostro apparato produttivo, i vostri comitati, i vostri segretari, i vostri amministratori delle offerte, i vostri contribuenti, i vostri missionari senza lo Spirito Santo! Suonate la tromba e proclamate ad alta voce quel che avete fatto - voi avete seminato molto! - ma mieterete poco se non confiderete nello Spirito di Dio! Vi è sempre questo pericolo al quale siamo esposti, sebbene alcuni, io so, pensino che sia un pericolo che non esiste - voglio dire il rischio di guardare alla forza o alla debolezza dei mezzi ed essere gonfi d’orgoglio a causa dell’una o abbattuti a causa dell’altra. Voi siete sufficienti per la vostra opera se Dio è con voi! E se siete solo una manciata di persone siete troppi per la vostra opera se Dio non è con voi. Dio non fa mai obiezioni alla debolezza umana - quando giunge ad operare Egli la preferisce - perché questa crea una base per la potenza Divina. Cosa disse Egli a Gedeone - “La gente è troppa per Me.” Non disse che erano troppo pochi. Non troverete mai un caso nella Scrittura in cui Dio dica che la gente era poca - invece era “La gente è troppa per Me.” La forza dell’uomo è forse un di più nella via di Dio che la debolezza dell’uomo? No, la debolezza umana, dal momento che crea spazio per la forza di Dio, è la strumento scelto di Dio! “Perciò mi glorierò nelle infermità”, diceva l’Apostolo, “affinché la potenza di Dio riposi su di me.” Riposate quindi, sullo Spirito Santo come indispensabile e andate a Dio con questo per vostro grido: “Vieni dai quattro venti, O Respiro e alita su questi morti, cosicché possano riprendere vita.” Osservate, Diletti, che questo secondo modo di profetizzare di Ezechiele è così ardito e pieno di fede proprio come il primo. Egli non sembra avere dubbi, ma parla come se potesse comandare il vento. “Vieni” egli dice e il vento viene. Abbiamo bisogno di più fede in Dio. Quando saremo impegnati in una qualche opera spirituale otterremo sempre successo in proporzione alla nostra fede. Poca fede, scarso raccolto! Molta fede, abbondanza di covoni! Pochi pesci vengono in scarso numero alla rete della Poca Fede. Ma la Forte Fiducia può contenere a fatica tutti i gran pesci che riempie la sua barca. Non chiederò alla vostra società, o a voi, alcun altro dono che una maggior fede, perché avendo una maggior fede avrete la forza Divina e un sicuro successo. Lo Spirito lavora sempre con uomini fedeli. Miei cari amici, lo Spirito di Dio è riversato! Egli dimora nella Sua Chiesa come l’onnipresente Consolatore. Non dobbiamo considerare le Sue influenze come un dono che non possiamo raggiungere perché Egli è qui che aspetta di darci tutto ciò di cui abbiamo bisogno. Egli abita nel mezzo del Suo popolo e non abbiamo che da gridare a Lui ed Egli manifesterà la Sua potente autorità, ed otterrà anime salvate sia da Giudei che da Gentili! Siano, dunque, le vostre preghiere provviste di un senso di quanto voi ne necessitiate, ma tuttavia di una ferma convinzione che lo Spirito Santo verrà molto certamente in risposta alle vostre petizioni. E quindi che sia una ardente preghiera. Che “Vieni dai quattro venti, O Respiro” suoni in me come il grido, non di chi sia in disperazione, ma di chi è pieno di veemente desiderio gratificato da quel che vede, dato che le ossa si sono accostate e sono state misteriosamente rivestite di carne! Ed ora egli sta reclamando appassionatamente l’immediato completamento del miracolo - “Vieni dai quattro venti, O Respiro e alita su questi morti, cosicché possano riprendere vita.” Vi è, qui, una veemenza e una forza continua - ecco quel che rende davvero una preghiera prevalente. Oh, gridiamo con potenza a Dio! Non possiamo aspettarci di vedere grandi cose se non gridiamo a Lui - solo che saremo semplicemente limitati dalle nostre preghiere. In Lui noi non siamo ristretti! Siamo semplicemente ristretti in noi stessi. Potremmo vedere cose più grandi se solo credessimo. Tutte le cose sono possibili per chi crede ma, come in passato, il Signore Gesù non può fare molte opere potenti al giorno d’oggi a causa della nostra incredulità. Noi ostacoliamo il braccio della Grazia! Come avvenne un tempo, noi davvero freniamo l’energia Onnipotente. O, per una maggior fede, credere che le nazioni possano rinascere in un giorno! Che le moltitudini possano essere convertite a Dio in un istante - e eppure lo vedremo - vedremo quel che i nostri padri non videro mai e quel che le nostre immaginazioni non hanno mai sognato! Salteremo di vittoria in vittoria, marciando avanti da un trionfo ad un altro fino a che non incontreremo l’illimitatamente glorioso Salvatore! Attaccando nemico dopo nemico e sconfiggendo esercito dopo esercito, noi andremo avanti, vincenti e per essere vincitori finché non saluteremo Colui che viene sul cavallo bianco del trionfo seguito da tutti gli eserciti del Cielo! Fratelli, siate di gran coraggio nella vostra opera di fede e nel vostro faticoso lavoro d’amore poiché non è e non sarà invano nel Signore. Mi rivolgo ad alcuni stanotte che so che non hanno alcun interesse in quello che ho detto perché non si tratta di temi in sé stessi riguardanti il Messia. Ricordatevi, la fede è un segno della vostra obbedienza a Lui. Confidate in Cristo e sarete salvati! Confidate in Gesù Cristo e sarete liberati dall’ira Divina e dal potere delle vostre passioni naturali. Il Signore vi conceda una resurrezione stanotte, O voi che siete morti nel peccato, e il Suo nome avrà tutta la lode! I nostri amici, qui, per un certo breve tempo hanno assistito in piccola parte questa Società con le loro contribuzioni. Essi, perciò, sono bene al corrente di questo. Non ho tempo stasera di entrare nei dettagli riguardo a ciò, ma posso solo dire che questa Società ha svolto per tanto tempo una buona opera in mezzo al popolo giudaico. E vi chiedo di contribuire a questo, fra le altre buone opere, come vi sentite mossi a farlo, ogni volta che ne venga l’opportunità.
PREGHIAMO LO SPIRITO SANTO AFFINCHE' USI QUESTO SERMONE
PER  PORTARE MOLTI ALLA CONOSCENZA SALVIFICA DI GESU' CRISTO.

Traduzione di Consapevoli nella Parola



"«E spanderò sulla casa di Davide e sugli abitanti di Gerusalemme lo spirito di grazia e di supplicazione; ed essi riguarderanno a me, a colui ch’essi hanno trafitto, e ne faran cordoglio come si fa cordoglio per un figliuolo unico, e lo piangeranno amaramente come si piange amaramente un primogenito»"
(Zaccaria 12:10)
 
 http://consapevolinellaparola.blogspot.it/2013/03/Spurgeon-Giudei-restaurazione-salvezza-Cristo-Regno.html

ciao

per tutti coloro che mi vogliono bene un invito a riflettere

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